Mosaico Romano
La frequentatissima piazza del Duomo, che insieme a piazza Cavalli è il maggior fulcro vitale cittadino, custodisce un tesoro di immenso valore artistico: un mosaico romano probabilmente appartenente ad una ricca domus del II secolo d.c.
La scoperta risale a metà ottocento, quando si eresse la statua a Maria su dogma di Papa Pio IX. Durante quegli scavi, nel punto più centrale della piazza, l’ingegner Pavesi il 7 ottobre 1871 testimoniò del ritrovamento a 2m e 40cm di profondità di una costruzione arcaica, dalla base ottagonale con un pavimento a mosaico rettangolare di 10,25m x 6,95m (la testimonianza è scritta ed è conservata alla biblioteca Passerini-Landi).
Secondo quanto sostenuto dalla sopraintendente Mirella Marini Calvani l’opera è dedica ad una donna romana importante.
San Sisto
San Sisto è un’opera rinascimentale che vanta un prezioso coro ligneo del 1514. I lavori iniziarono intorno al XIV secolo dove antecedentemente si trovava un tempio edificato nell’874 per volere dell’imperatrice Angilberga ed è la prima opera religiosa dell’architetto Alessio Tramello nella sua maturità. Ospita la copia del capolavoro di Raffaello Sanzio, la Madonna Sistina: l’originale, eseguito per la chiesa piacentina, venne venduto dai benedettini nel 1754 ad [Augusto III] re di Polonia ed elettore di Sassonia. Ancora oggi la “Madonna Sistina”, con i suoi angioletti, è l’ ambasciatrice più conosciuta della pinacoteca di Dresda “Alte Meister” ove rappresenta il pezzo più pregiato. La basilica di San Sisto, per secoli il principale monastero benedettino della città prima che le soppressioni decretassero l’allontanamento definitivo dei religiosi, sta tornando ad appropriarsi di capitoli importanti della sua storia, trascurati in passato a causa delle traversie, prima napoleoniche e poi post-unitarie, dalle quali il monumentale complesso ne è uscito separato in due. La quasi totalità del monastero risulta oggi occupata dai militari del Secondo Reggimento Genio Pontieri e gli spazi in uso a San Sisto, trasformata in parrocchia, comprendono la chiesa e una piccola parte dell’edificio un tempo dimora dei benedettini. In quest’ala si stanno concentrando i restauri. Ingresso gratuito.
Acqua Prealpina
Arriva dalle prealpi lombarde, facendosi strada nelle grotte e nei meandri sotterranei del terreno. E’ l’acqua di qualità che percorrendo tutta la pianura e passando addirittura sotto il letto del Po arriva a Mortizza, punto in cui è prevista la costruzione di pozzi estrattivi che saranno collegati all’acquedotto di Piacenza.
Collegio Alberoni
All’inizio del 1732 Papa Clemente XII invitò il cardinale Giulio Alberoni ad amministrare il fatiscente ospedale di San Lazzaro, edificato come lebbrosario e stipato di pezzenti ed ammalati le cui sorti erano di facile previsione.
Il cardinale accettò la richiesta del pontefice a patto che l’edificio possa venire demolito per potervi costruire un grande seminario, grandioso e austero. Il 13 luglio 1732 Clemente XII ne accolse il progetto. nacque così il “Collegio Alberoni”.
Canali e Molinerie
Nel XII secolo a Piacenza venne scavato, con lo scopo di abbreviare il tragitto delle chiatte provenienti dal mar Adriatico che risalivano il fiume Po, il grande canale Fodesta.
Iniziando dalla foce del fiume Trebbia percorreva un tragitto di 10km per sfociare nei pressi della confluenza Nure-Po. Numerosi erano i rivi che vi confluivano dando molto lavoro ai mulini, i quali è possibile riconoscere ancora oggi nel nome di alcune strade come via Molineria Sant’Andrea o via Molineria San Nicolò.
Storia
Nel 1313 il duca Galeazzo Visconti convocò il Consiglio Generale Cittadino, attraverso il quale, con le partecipazioni di Alberto Scoto in rappresentanza dei popolari e Ubertino Landi in quella dei nobili, sperò di ottenere quantomeno una tregua tra le due parti.
Il concilio non ottenne però gli effetti desiderati e per ordine del duca, i due vennero scortati a Milano da 600 uomini armati con lo scopo di farli vivere per un pò di tempo a stretto contatto.
Quest’ordine apportò più tensione tra i partiti, i quali risentiti diedero inizio ad una nuova ondata di violenza culminante con l’omicidio di Daniele Landi avvenuto a Travezzano.
